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salviamo il mondo
19 ottobre 2009
Tutti i paradossi del Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu

Grande articolo di Noemi Cabitza che evidenzia come il Consiglio dei diritti umani dell'ONU sia in mano agli islamici e come le organizzazioni per i diritti umani siano compiacenti solo quando si tratta di menar duro su Israele (Noemi non la nomina ma è chiaro il riferimento al rapporto goldstone)

Secondo quanto scritto sul loro sito, il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu “è un organo intergovernativo nell'ambito del sistema delle Nazioni Unite costituito da 47 Stati membri che hanno la responsabilità di rafforzare la promozione e la tutela dei Diritti Umani in tutto il mondo”. Nobile causa non c'è che dire. Ma........

Ma.... se andiamo a vedere l'attuale composizione del Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu, cioè di quell'organismo che in teoria dovrebbe essere il più alto punto per la difesa dei Diritti Umani nel mondo, troviamo alcuni Paesi che della violazione dei Diritti Umani hanno fatto una vera e propria politica, sia a livello internazionale che a livello interno. Da notare in particolare la presenza nella lista dei 47 Paesi della Cina, della Russia, di Cuba, dell'Arabia Saudita, dell'Egitto, dell'Indonesia, del Qatar, della Nigeria ecc. ecc. tutti paesi campioni nella violazione dei Diritti Umani ma che in teoria, come dice la presentazione, dovrebbero avere la “responsabilità di rafforzare la promozione e la tutela dei Diritti Umani in tutto il mondo”. Sarebbe come consegnare una bambina nelle mani di un pedofilo. Se poi pensiamo che fino a qualche mese fa a presiedere questo “alto organismo dell'Onu per la tutela dei Diritti Umani” era la Libia, allora possiamo veramente renderci conto di quanto paradossale (per non parlare di presa in giro) sia questo costosissimo organismo delle Nazioni Unite.

Ora proviamo a fare una ipotesi slegata da qualsiasi logica politica, proviamo a immaginare di portare davanti a questo Consiglio dei Diritti Umani qualche caso di palese violazione dei Diritti Umani. Iniziamo col presentare al Consiglio il caso del Tibet, territorio occupato militarmente dalla Cina dal 1949 dove la popolazione tibetana viene sistematicamente discriminata, dove ogni forma di libertà viene vietata e ogni protesta (anche se pacifica) viene soppressa nel sangue. Con la Cina nel Consiglio (oltretutto con il diritto di veto in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza), come sarebbe possibile portare avanti una discussione e chiedere sanzioni? Continua a leggere su Secondo Protocollo

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